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Chi è bilingue è un passo avanti agli altri - crescere con più lingue

on Tue, 02/12/2014 - 14:39

- Imparare più lingue per crescere avantaggiati - 


Oggi vi presento un articolo scritto da Veronica Cariboni, le foto sono di Angelique Felix prese durante i suoi laboratori bilingue.....

Mi chiamo Veronica, ho 22 anni e sono laureanda in Scienze dell'educazione. La mia passione per le lingue mi porta ad intraprendere un percorso di studi presso il liceo linguistico durante il quale ho potuto acquisire la conoscenza della lingua inglese, tedesco e spagnolo.  Ora la mia carriera universitaria non è incentrata sulle lingue ma queste ultime sono parte integrante della mia vita quotidiana.

Il tema del bilinguismo è divenuto molto attuale come conseguenza dell’ampliamento dei mercati economici: basti pensare a quello cinese che ha provocato una vera e propria “febbre” per gli ideogrammi e per l’introduzione dell’insegnamento delle lingue orientali nelle scuole. A questo si aggiunge anche il successo dell'insegnamento della lingua inglese nell'educazione prescolastica, la cui offerta è molto cresciuta: abbiamo oggi una vasta scelta di strutture che insegnano una o più lingue straniere fin dall’infanzia.

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Chi è bilingue è un passo avanti agli altri: lo sostengono i ricercatori, gli insegnanti e alcuni genitori.

Il tema del bilinguismo è divenuto molto attuale come conseguenza dell’ampliamento dei mercati economici: basti pensare a quello cinese che ha provocato una vera e propria “febbre” per gli ideogrammi e per l’introduzione dell’insegnamento delle lingue orientali nelle scuole. A questo si aggiunge anche il successo dell’educazione prescolastica, la cui offerta è molto cresciuta: abbiamo oggi una vasta scelta di strutture che insegnano una o più lingue straniere fin dall’infanzia.

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Che cosa significa bilinguismo?

Per bilinguismo si intende la capacità di esprimersi in due lingue diverse. Vi sono due classificazioni di bilinguismo in base all'età in cui viene introdotta la seconda lingua, e in base alla padronanza della lingua stessa. La classificazione basata sull'età prevede un bilinguismo nella prima infanzia (entro i 3 anni), un bilinguismo infantile (dopo i 3 anni) e uno tardivo (dopo la pubertà). Tenendo conto della padronanza della lingua si distingue invece un bilinguismo bilanciato quando la persona capisce, si esprime e scrive ugualmente bene nelle due lingue, mentre parliamo di  bilinguismo dominante quando uno dei due idiomi predomina sull'altro. Infine il bilinguismo sbilanciato è quello tipico degli immigrati che utilizzano la lingua madre come lingua secondaria e la lingua appresa più tardi come lingua dominante.

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Le ricerche parlano chiaro, essere bilingui è davvero utile e i vantaggi  non sono ristretti solo al campo delle capacità linguistiche ma riguardano anche altre aree. 

Secondo lo studio condotto da Viorica Marian e Nina Kraus, la capacità di parlare due lingue può modificare la codifica del suono in alcune aree del cervello, come il tronco cerebrale, primitive dal punto di vista evolutivo. Grazie a ciò i bilingui hanno una maggiore capacità d'attenzione e riescono a riconoscere implicitamente i suoni "sottili" molto meglio dei monolingui, perché il loro sistema uditivo diventa più efficiente nell'elaborazione automatica dei suoni.

Nei bilingui sarebbe rallentato  anche il decadimento delle facoltà cognitive: uno studio canadese del 2010 evidenzia come negli anziani, che parlano due lingue, la comparsa dei sintomi dell'Alzheimer sia ritardata anche di cinque anni.

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Non solo, il bilinguismo può anche essere un'efficiente medicina contro la demenza. Lo rivela uno studio  condotto dalla dottoressa Ellen Bialystok, ricercatrice della York University di Toronto, secondo la quale i bilingui sono  migliori nei "processi esecutivi", che includono la capacità di prestare attenzione e di organizzare il pensiero.

In conclusione, i principali vantaggi dell'essere poliglotta sono una maggiore flessibilità di pensiero, che favorisce gli aspetti dell'intelligenza non verbale; un'ottima conoscenza metalinguistica; una buona competenza pragmatica e sociolinguistica, ovvero una particolare sensibilità ai bisogni dell'interlocutore, una precoce capacità di adattare la scelta del codice linguistico e, infine, la capacità di valutare l'adeguatezza o l'ambiguità del messaggio.

Lo studio del fenomeno del bilinguismo ha inoltre accertato che  prima si imparano più lingue meglio è. Per giungere ad un bilinguismo equilibrato, in cui cioè l'interlocutore dimostra di sapersi esprimere in uguale scioltezza nelle due lingue senza preferenza per l’una o per l’altra, l’età consigliata per l’apprendimento rientra tra gli 0 e gli 8 anni. In questa fascia d’età il bambino ha infatti  una maggiore plasticità neurofisiologica che favorisce l’apprendimento e lo sviluppo linguistico oltre il quale tale processo diviene particolarmente difficile. Durante questi anni il bambino è una vera e propria “spugna”: “assorbe” in maniera del tutto naturale qualsiasi nozione e la “plasticità” del cervello gli permette di imparare anche più lingue senza tante difficoltà .

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Secondo uno studio pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Science), condotto dal professor Jacques Mehler e da Agnes Kovacs, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, risulta che i bambini esposti a due lingue, fin da piccoli sviluppano strategie di apprendimento più flessibili, hanno migliori funzioni esecutive, ampliano i processi fondamentali che permettono loro di eseguire compiti verbali, di pianificazione  e coordinazione delle azioni. Mehler, confrontando il comportamento dei bambini monolingue e bilingue di 7 mesi, si è infatti  reso conto di come  i secondi mostrino abilità cognitive e di controllo superiori. Questo non significa che i bilingui  siano più intelligenti ma semplicemente risultano più "allenati" a distinguere stimoli provenienti da lingue diverse e dunque siano in grado di gestire con successo i compiti più complessi, di acquisire e distinguere strutture linguistiche diverse,monitorandole in modo efficace.

La scrittrice scientifica Annie Murphy ritiene addirittura che il bambino apprenda la lingua già nell'utero materno: il feto si abitua al suono della voce della madre che si "diffonde" nei muscoli addominali, e che riconoscerà  una volta venuto al mondo. 

A conferma di questo, uno studio dell'Università di Wurzburg ha persino dimostrato che i bambini alla nascita piangono con l'accento della lingua di origine materna, imitandone il tono che, ad esempio, è crescente nei bebè francesi e calante in quelli tedeschi, in accordo con la melodia delle due lingue, che   i bambini possono aver  assorbito solo durante la gestazione.

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Ora vi chiederete: ci sarà qualche risvolto negativo? I bambini possono fare confusione? Io non li definirei “svantaggi” ma piuttosto problemi temporanei molto comuni che non devono essere fonte di preoccupazione. Può succedere che  le lingue vengano mischiate dal bambino, ma questo non è indice di confusione: i piccoli semplicemente prendono in prestito parole o frasi di un altro idioma per rendere meglio il concetto che vogliono esprimere. È inoltre  probabile che i bambini esposti a più di una lingua fin dalla nascita possano iniziare a parlare più tardi dei coetanei monolingui ma è un ritardo normalissimo dovuto al fatto che il bambino ha bisogno di tempo per organizzare i dati dei due sistemi linguistici ai quali è sottoposto.

La decisione di crescere  figli bilingui è molto importante perché ha grandi effetti sulla loro vita, ma anche su quella di tutta la famiglia. Molti gli elementi da considerare: la personalità del bambino , la programmazione scolastica e altri fattori sociali. I metodi sono molti, bisogna scegliere quello adatto alla propria famiglia e intraprendere questo percorso con serietà e costanza senza dimenticare la fantasia e il divertimento.

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Un  ulteriore vantaggio dell’essere bilingue riguarda l’opportunità di conoscere  in modo approfondito una cultura e quindi entrare in contatto con diversi sistemi di comportamenti, tradizioni, usanze, credi, modi di pensare ecc. Questo porta ad avere una maggiore disponibilità verso l'altro: il bambino sarà più consapevole del diverso, più aperto e curioso, con una visione più ampia del mondo.

Attraverso l’esperienza di un tirocinio curricolare ho potuto assistere ad alcune attività in lingua inglese presso un nido bilingue. Naturalmente non si può pretendere che bambini così piccoli parlino fluentemente inglese o che capiscano tutto, ma ho potuto constatare che si divertivano tantissimo e non si lasciavano scoraggiare, anzi erano molto intuitivi e alcuni ripetevano più volte ciò che sentivano.

Questa attività ha permesso un apprendimento della lingua straniera il  più naturale possibile, in un contesto affettivo, caratterizzato da naturalezza e spontaneità, che ha consentito loro di simpatizzare con l' inglese. Proseguendo con gli studi delle lingue ho capito quanto il bilinguismo sia legato alla capacità di entrare nella mente dell’altro e di radicarsi in una cultura.

Insomma i soggetti bilingui saranno dunque sempre … a step ahead of the others!

Scrittrice dell'articolo - Veronica Cariboni

 

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